SEDJANKI - canti attorno al fuoco
Musiche dei Balcani e del vicino Oriente
Autoproduzione, 2006

I Balcani, e i territori che attorno ad essi si estendono, rappresentano per noi un’area di notevole interesse musicale. Gli stimoli che provengono dai popoli che abitano queste terre sono molto vari, ma ciò che più ci affascina è il ruolo d’osmosi tra oriente e occidente che queste culture hanno svolto nel corso della storia. Non si tratta per questo di luoghi “di passaggio” privi d’identità propria, ma al contrario di una coesione di tessuti culturali diversi.
E’ evidente quanto sia rimasto del grande ceppo della musica turca nei Balcani e nelle zone confinanti. Aree in cui antichi canoni improvvisativi liberano al meglio l’energia comunicativa propria di questa musica. Come nelle più vive culture popolari, il nostro lavoro non percorre strade fisse per “imbalsamare” le tradizioni, ma ne propone una rilettura originale e creativa.

>Recensioni
1. Shareno horo
trad. bulgaro
2. Zapejali mamo

trad. bulgaro
3. Ayrilik

trad. azeri
4. Buka ere

trad. albanese
5. Lazarsko horo

trad. bulgaro
6. Limon ektim

trad. turco
7. Antice

trad. macedone
8. Mome stoje

trad. macedone
9. Chetvorno horo

trad. bulgaro
10. Bingöl

trad. armeno

"Zapejali mamo"
download completo (mp3 2,9 MB)
Catia Gianessi
voce, tamburello
Gabriele Bonvicini
ghironda, nyckelharpa, voce
Massimo La Zazzera
bouzouki, bansuri, sansula, cimbali, voice
Igor Niego
gaida bulgara, kaval, clarinetto, darbouka
Walter Rizzo
kaval, bombarda, musette
Roberto Romagnoli
tapan, def, duff

hanno collaborato:
Peter Rabanser
oud, duduk, voce
Renzo Ruggiero
santur, nyckelharpa



•Recensioni

da www.mescalina.it 2006
Il nuovo viaggio dei Musica Officinalis parte da Faeza e arriva a Bingol, nel Kurdistan, passando per Bari, Sofia, Istanbul e poi via via per Ankara e Bunyan in un percorso che si addentra nei luoghi e nella cultura dell’Europa orientale.
È un tipo di ricerca non nuovo a questa formazione che già in precedenza aveva puntato verso tradizioni antiche, come la musica medioevale affrontata in “Amorei” (2004).
“Sedjanki” è un lavoro ancora più interessante, perché mira ad un osmosi tra occidente ed oriente, oggi quanto mai difficile, che però continua davvero a realizzarsi attraverso questi canti.
I Musica Officinalis riarrangiano, variano ed uniscono più frasi melodiche esaltandone le carrateristiche vocali e strumentali: grazie alla loro competenza riescono a far muovere all’unisono tempi bulgari con danze albanesi, temi dell’Azerbeydjan con movimenti del Pirin, canzoni d’amore turche con polifonie macedoni. Tutto si svolge in modo lineare, come se queste musiche non avessero mai smesso di giungere a noi in un unico flusso migratorio arricchito lungo le varie tappe di quel tragitto ora seguito anche dai Musica Officinalis.
Menti e braccia del progetto sono sempre più Gabriele Bonvicini (ghironda, nyckelharpa) e Massimo La Zazzera (bouzouki, bansuri, sansula, cimbali), mentre la voce è soprattutto Catia Giannessi. Tutto l’ensemble però porta avanti una ricerca che si esprime tanto sugli strumenti a corda quanto sulle percussioni e sulle diverse lingue adottate al canto.
Il disco gira con esuberanza, più gioioso del precedente, sin dai tempi dispari dell’iniziale “Shareno horo”: le danze raggiungono l’apice con l’indiavolato tradizionale albanese “Buka ere”, ma ogni traccia è pervasa di variazioni strumentali e vocali spesso sovrapposte. Che poi si esegua un pezzo a modello di sincretismo religioso (“Lazarsko horo”) o una canzone d’amore turco-anatoliana (“Limon ektim”), i Musica Officinalis suonano con lo stesso accorato rispetto, quello che permette loro di incantare con la magia polifonica di “Mome stoje”, il brano migliore del disco interpretato a tre voci da Bonvicini, La Zazzera e Giannessi.
Alla fine si arriva nei luoghi fondati da Alessandro Magno e poi conquistati da romani, arabi, persiani e turchi: tra parti strumentali, vocali e battimano “Bingöl” comunica quella coralità e quella pluralità che sono la vera meta del viaggio dei Musica Officinalis.da
Christian Verzeletti


da Folk Bulletin, Novembre 2006
Con questo terzo lavoro che raccoglie sia brani inediti che altri già facenti parte del repertorio “live” del gruppo, Musica Officinalis rende omaggio alla terra che forse più di ogni altra ha musicalmente fin qui ispirato il loro percorso artistico, ovvero la penisola balcanica meridionale e l’oriente turco. L’ensemble di Faenza ancora una volta ci regala una produzione curatissima nella scelta dei suoni e nella ricerca del loro equilibrio, una caratteristica questa che è anche tipica delle loro esibizioni, durante le quali fondono sapientemente i ritmi e le melodie balcaniche con la musica antica occidentale.

Ma questo “Sedjanki” è un qualcosa di più, è un viaggio attraverso terre a noi geograficamente vicinissime ma culturalmente lontane, un incontro con genti che nonostante l’infinito martirio della storia hanno saputo conservare gelosamente uno straordinario patrimonio. Musica Officinalis affronta questo patrimonio - che ovviamente non gli appartiene geneticamente - senza mostrare alcun timore reverenziale verso i gruppi “autoctoni” balcanici, evidenziando invece una conoscenza sorprendente sia del repertorio che della sua pratica esecutiva con arrangiamenti, lo ripetiamo, che rivelano una scelta quantomeno minuziosa dell’”arsenale” strumentale da utilizzare nelle varie esecuzioni.
Il nucleo di “Sedjanki” sono i ricchissimi repertori macedone e bulgaro: si parte con una trascinante danza “Horo” macedone e con il bellissimo canto bulgaro “Zapejali mamo” interpretato da Catia Gianessi, magnifica voce perfettamente a suo agio sia in campo puramente folclorico che in quello medioevale, e poi via in Turchia con lo struggente “Limon Ektim” – canto che descrive l’attesa di un amore -, e di nuovo in Macedonia con “Mome stoje”, canto eseguito splendidamente “a cappella” e poi ancora in Albania ed infine nella lontana “Bingol” (“…sono un emigrante, straniero in questi paesi, dimmi sorella, quali sono le strade per Bingol?”), città dell’estremo oriente anatolico, autentica porta verso le pianure asiatiche iraniane, dove si conclude questa avventura musicale che speriamo possa essere ascoltata ed apprezzata dal maggior numero di appassionati di musica, nell’accezione più ampia del termine.
Alessandro Nobis

da www.pedorra.it, 2006
"Hanno cantato, mamma, due usignoli, non siamo noi, mamma, due usignoli, ma siamo un ragazzo e una ragazza e da quando cantiamo insieme, ci siamo innamorati"
Parte così il nuovo viaggio dei Musica Officinalis, dopo il loro straordinario Amorei, d'Amore e di Passione, e le parole, come i primi due brani, sono di tradizione bulgara, al ritmo di Kopanitsa. Un viaggio partito da Faenza, in Emilia Romagna, per allungarsi in direzione "orizzontale, attraverso Albania, Macedonia, Bulgaria e Turchia, fino a Bingol, luogo fondato da Alessandro Magno che vi trovò l'acqua della vita. Partendo dalla fine, Bingol diventa il brano che chiude il disco è che rimanda gli ascoltatori a proseguire il viaggio, verso oriente. Ed è proprio questo che si percepisce: acqua fresca e la sensazione di essere arrivati sulla soglia della porta che apre a tutto l'est.
La proposizione di melodie popolari, tradizionali balcaniche e di quei luoghi, viene riletta dai Musica Officinalis in maniera originale. In ogni brano si sente che il viaggio non è staccato e parte da molto lontano, avvicinandosi ad una multiculturalità musicale, dove per esempio, una danza albanese viene accompagnata da una ghironda occitana, e la piena voce di Catia Gianessi porta dentro le melodie medievali di Amorei.
Un miscuglio quindi, di tradizioni, sonorità e culture molto diverse tra di loro, una scelta difficile e complessa che però è fiorita nell'uscita di questo disco impeccabile.
Cristhian Scorrano